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ACONCAGUA EXPEDITION (PARTE II)
16/11/2017
Americhe
Argentina



L’arrivo a Plaza de Mulas e l’acclimatamento

Sono le 7.30 quando suona la sveglia, segue una buona colazione e via, partiamo con lo stretto necessario per il trekking che oggi ci porterà a Plaza de Francia, quota 4.100mt. L’ascesa all’Aconcagua può avvenire o da Plaza de Mulas, la cosiddetta “Ruta Normal”, detta anche “Zurbriggen” in omaggio a Matthias Zurbriggen, uno dei componenti la prima cordata di scalatori nel 1897, oppure da qui, Plaza Argentina, se si decide di salire attraverso il ghiacciaio “De los Polacos”. Qui cominciamo ad assaporare la vera montagna: non c’è nessuna infrastruttura ed il luogo è diviso a lotti distribuiti tra i prestatori di servizi. E’ un’ immensa spianata molto esposta ai venti, ma c’è abbondante acqua potabile. Il paesaggio è davvero forte ed intenso, a tratti mi ricorda la valle di Gokyo in Himalaya. Di fronte a noi avvolta dalle nubi, la vetta dell’Aconcagua che imponente sovrasta tutto. Sono le prime ore del pomeriggio quando nuvoloni neri cominciano ad addensarsi sopra le nostre teste. Comincia a piovere, non ci resta che accelerare il passo e rientrare a Confluencia. Ci ripariamo al campo, intanto la pioggia si è trasformata in neve. Approfittiamo delle lunghe ore in tenda per chiacchierare e pianificare la partenza di domani. Infatti dovremo svegliarci presto, ci attendono 22km di cammino e oltre 1000mt di dislivello da superare. Non resta che chiuderci nel nostro caldo sacco a pelo e attendere il nuovo giorno.

 
Puntuali come svizzeri alle 9 siamo già in cammino. C’è subito da affrontare una bella salita che mette a dura prova la nostra resistenza. Si apre dinanzi a noi una immensa vallata, sembra infinita! Guadiamo più volte un ruscello, non c’è sentiero, sempre perché siamo in bassa stagione e oltre ai muli di qui non passa quasi nessuno da oltre un anno. Camminiamo per oltre cinque ore senza incontrare nessuno. La grandiosità della natura si esprime in tutta la sua potenza, la valle è un turbinio di colori, regna il silenzio accompagnato solo dal vento. E' tutto maestoso ed io mi sento minuscolo al cospetto di Madre Natura, ma anche parte di essa, proprio come la terra su cui sto camminando. Non nascondo che abbiamo qualche difficoltà nel trovare la strada giusta. Fortunatamente intravediamo tre persone, fischiamo e gli chiediamo di aspettarci. Uno di loro, Juan Herrera, è il titolare di una agenzia di servizi. Ci dice che in questo periodo non è facile camminare qui, gli alpinisti al campo base saranno in tutto una trentina e ci ribadisce che il sentiero non si è ancora formato. Formiamo un unico gruppo e continuiamo a camminare assieme. Guardo il gps e vedo che segna ancora 3.900m di quota. Cavolo, penso, dobbiamo arrivare a 4.500m. Il mio pensiero si tramuta subito in una visione: dinanzi a noi ecco ergersi “un muro”, non c’è alternativa bisogna passare da qui. Prendiamo fiato e cominciamo a salire, l’altitudine, il peso dello zaino e di chilometri macinati fino ad allora cominciano a farsi sentire.

 
La valle Horcones si trasforma presto nella desolazione di Playa Ancha entro cui si insinua il vecchio sentiero, eroso a tratti dalle acque rossastre dei torrenti che scorrono solcando i fianchi della valle. Siamo quasi al tramonto, le curve rocciose della valle illuminate dal sole rosso ne riverberano i raggi in un turbinio di colori. Al di sopra di tutto il candore dei nevai ricopre le basse cime prima dell’imminente arrivo a Plaza de Mulas, che vediamo quando ormai sono le 18, dopo ben nove ore di cammino. Siamo stanchi ed abbiamo sete, purtroppo l’acqua che avevamo con noi non è bastata. Il nostro nuovo amico, Juan Herrera ci indica il casotto dei guardaparco, ma al contempo ci suggerisce di andare a registrarci domattina, e di pensare solo a riposare e trovare un luogo dove montare la tenda. La famosa Plaza de Mulas è diversa da quella vista nelle foto, Herrera ci dice che la stagione vera e propria ancora deve partire, molti alpinisti tenteranno la scalata tra gennaio e febbraio, quando il clima sarà più mite ed il temuto “Viento Blanco” dovrebbe calare d’intensità. Ci ospita nella sua tenda cucina e ci offre da bere, ringraziamo del suo aiuto e ci ripromettiamo di ritornare domani a salutarlo. Cerchiamo subito un posto dove montare la Bat tent, prima che le tenebre scendano su Plaza de Mulas. Vediamo alcune latrine montate vicino a dei grossi sassi e visto che il bagno sarà un luogo dove andremo spesso per fare pipì, montiamo la tenda nelle immediate vicinanze.

 Alziamo lo sguardo e l’Aconcagua è ferma lì, dinanzi a noi dall’alto della sua magnificenza, noi dei moscerini al suo cospetto. Raccogliamo subito neve fresca ed organizziamo la cena per la sera. Dormiamo molto bene, segno positivo. L’indomani ci risvegliano le voci del campo che prende vita; oggi relax completo, abbiamo deciso di dedicare il tempo a sistemare le attrezzature che sono appena arrivate con i muli e pianificare la salita ai campi alti per i prossimi giorni. Gironzoliamo per il campo, facendo visita alle diverse agenzie di servizi. Registriamo la nostra presenza ai guardaparco che ci consegnano due buste da usare quando cominceremo a salire ai campi alti: una gialla per i rifiuti indifferenziati ed un’altra rossa per le feci. Sono chiari nel dirci che è obbligatoria la riconsegna, pena una multa di mille dollari. Plaza de Mulas è un aggregato di tende multicolori, quella di maggiore dimensione ospita gli alloggi dei guardaparco e una piccola infermeria. Vi sono poi i tendoni delle agenzie che servono da mensa, cucina e abitazione per i professionisti che operano al campo: guide, portatori e cuochi. Arriva la sera, ci accorgiamo che appena il sole cala dietro l’Aconcagua, la temperatura scende di almeno cinque gradi. Facciamo rifornimento di neve e la portiamo in tenda, dobbiamo scioglierla sia per cucinare che per riempiere i thermos. E’ un processo lungo e macchinoso anche perché ogni pentolino di neve ci regala poco più di 300ml d’acqua.

 

Dopo il giorno di riposo oggi cominciamo a fare sul serio. L’obiettivo odierno è scalare il Cerro Bonete che con i suoi 5050mt offre un panorama di tutto rispetto. Partiamo dopo una ricca colazione, seguendo il sentiero ben evidenziato, attraversiamo numerosi penitentes che ci conducono in una piccola gola. Da qui comincia la salita vera e propria alla cima. La neve caduta nei giorni scorsi ha eliminato qualsiasi forma di traccia e solo grazie al nostro intuito, riusciamo a trovare la strada che ci porta fin su la vetta. Il panorama è bellissimo, l’Aconcagua si erge maestosa dinanzi a noi ed è possibile ammirare i luoghi dove andremo a dormire nei prossimi giorni prima di tentare l’attacco alla vetta. Il campo base è un puntino, solo con l’aiuto di un binocolo riusciamo a intravedere la nostra tenda. Scattiamo le foto di rito e poi cominciamo a ridiscendere, tagliando completamente la via fatta all’andata. La visuale che si apre adesso dinanzi a noi è più chiara e riusciamo ad individuare una nuova via. Rientriamo al campo base quando ormai sono le 18, stanchi ma contenti per la giornata. 

 Il risveglio questa mattina ci regala un’altra giornata di sole, non tira vento, ideale per andare a campo 1. Decidiamo infatti di portare tenda e viveri per poi ridiscendere al bc. Controlliamo il meteo con i guardaparco, le previsioni sembrano buone. Ma tra 4 giorni ci dovrebbe essere una nevicata stimata in circa 15cm, che non dovrebbe essere preoccupante. La salita verso campo 1 è abbastanza semplice, solo la neve mista a ghiaccio richiede la massima attenzione. In tre ore siamo a Plaza Canada, che è completamente vuota, in poco tempo però arrivano altre spedizioni e tutti cominciano a mettere al riparo tende e viveri con sassi. Parliamo con altri per confrontarci sulle diverse strategie. Tutti sono concordi con l’idea di tentare la vetta tra 5 giorni, quando il meteo sarà perfetto. Il luogo è meraviglioso, siamo abbracciati solo da montagne e rocce di varie gradazioni di colore; non c’è nessuna forma di vegetazione a distrarre lo sguardo e neanche il suono di qualche uccello. Siamo da soli, il silenzio regna sovrano; la mente si svuota, si rilassa, si rigenera. Lasciamo tenda, piccozza, ramponi e viveri sotto grossi massi e scendiamo al campo base.

 I passi seguono uno dopo l’altro, metro dopo metro, ed in poche ore siamo nuovamente giù. Notiamo subito sul volto di alcune guide un velo di preoccupazione. Chiediamo cosa sia successo e ci dicono che le previsioni meteo sono cambiate. La perturbazione in arrivo si è intensificata e soprattutto arriverà già domani. Non possiamo perdere altro tempo, rivediamo la strategia e programmiamo per l’indomani la salita definitiva a campo 1. Nelle poche ore di luce che ci restano, prepariamo il cibo per i prossimi giorni e tutto l’abbigliamento necessario.

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